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16 December 2008

Amp italiane a rischio chiusura

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Nella situazione di recessione economica globale che si sta attraversando, la Legge finanziaria per il 2009 del Governo italiano non poteva che essere al risparmio. Ma, laddove cultura ed ambiente non vengono identificate come produttive alcuni provvedimenti rischiano di far chiudere definitivamente le attività di gran parte delle Aree marine protette italiane:

· Sono state ridotte le risorse a disposizione del Ministero dell’Ambiente per le aree marine protette.
· E’ stato ulteriormente ridotto il trasferimento di risorse agli Enti Locali ed agli organi gestori.
· E’ stato tagliato il fondo speciale destinato dalla finanziaria dell’anno precedente alla istituzione delle nuove Amp che così non avrebbero gravato sui bilanci di quelle esistenti.
· E’ stato avviato il processo di riduzione degli organici degli Enti pubblici
· E’ stata vietata la possibilità di ricorrere a collaborazioni esterne, siano esse consulenze, continuative o a progetto.

Da analisi svolte sulle previsioni del bilancio di previsione delle Stato (Il Sole 24 Ore del 27.10.2008) è stata stimata una riduzione delle somme disponibili per il Ministero dell’Ambiente del 18%. Nella riduzione complessiva è stato calcolato un taglio per le aree protette di complessivi 37milioni di Euro con ulteriori 2,4milioni di Euro tolti specificatamente alle Aree marine protette.
La difficile situazione gestionale, già critica per i motivi sopra ricordati, che si viene a creare è stata evidenziata da Federparchi (comunicati stampa del novembre 2008) che evidenzia come «alla cronica scarsità di risorse economiche (…) e ad una precarietà organizzativa mai risolta si è aggiunta ora l’impossibilità di ricorrere ai contratti a progetto, gli unici che è stato possibile utilizzare in passato, anche per i direttori e per il personale tecnico e specialistico delle gestioni delle Amp».
Le Amp si reggono, infatti, con i pochi fondi trasferiti annualmente dal Ministero dell’Ambiente, con l’aiuto economico e di personale degli Enti Locali ma, soprattutto, non disponendo di una propria pianta organica del personale, con la possibilità di attivare collaborazioni o contratti atipici per il personale dedicato ai progetti specifici.

Se tutte queste previsioni non porteranno con se specifici provvedimenti di deroga speciale per le aree protette, il mondo della conservazione della natura in Italia sarà in difficoltà e talvolta, come in molti dei casi di Aree Marine Protette, ci si troverà nella impossibilità di lavorare. Potrebbe significare la perdita di posti di lavoro, importanti dal punto di vista numerico occupazionale, ma anche un’interruzione dell’attuale innovativa formula di gestione dell’ambiente marino–costiero esplicata dalla rete nazionale delle Aree Marine Protette.
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